P. Beniamino Zambetti

La domenica 9 aprile 2000 la Provincia Italiana Settentrionale ha ricordato Padre Beniamino Zambetti nella messa di mezzogiorno della parrocchia di Cristo Re. P. Zambetti è il primo centenario nella storia della congregazione.

INCONTRIAMO UN SCJ
IL “CENTESIMUS ANNUS” DI PADRE ZAMBETTI

L’11 aprile Padre Beniamino Zambetti compie i cent’anni. È una lunga giornata, quella di P. Zambetti, e tutta spesa per Cristo, per la Chiesa, per la parrocchia di Cristo Re, senza dimenticare il non indifferente impegno civile e politico.

P. Zambetti infatti: è l’ultimo che ha conosciuto personalmente il Ven. Padre Fondatore e ha bevuto alle sorgenti iniziali del nostro carisma; è testimone dei primi passi della nostra Provincia Italiana che, com’è noto, ha avuto la benedizione, non solo di P. Dehon, ma anche di colui che sarà papa Giovanni XXIII e che ricorderà con compiacenza il suo personale contributo alla localizzazione di Albino; ha visto sorgere, si può dire, dalle fondamenta la nostra bella basilica dedicata al Sacro Cuore di Cristo Re; ha raccolto l’estremo congedo da questa vita dell’indimenticabile P. Ottavio Gasparri, che riposa nella Basilica, e del Ven. P. Antonio Vincenzo Gallo, che ha santificato con la sua sofferenza il suo triennale ministero sacerdotale nella grande Cripta; ancora si può dire che ha visto nascere, attorno alla nostra Parrocchia, il quartiere delle Vittorie, che ha illustrato con qualche decina di pubblicazioni.

Queste brevi pennellate storiche fanno da sfondo alla lunga e attiva vicenda della vita del nostro “patriarca”: nato l’11 aprile 1900 a S. Felice al Lago (BG), prima Professione religiosa il 17 ottobre 1920 ad Albisola, ordinato sacerdote ad Albino il 17.07.1925. Vale a dire, tre primati: 80° di Professione religiosa, 75° di sacerdozio e 75° di permanenza a Roma nella Parrocchia di Cristo Re. Giustamente anche lui, come S. Paolo, si onora di dire: “civis romanus sum”, che traduce: “sono sacerdote romano”. Difficile descrivere i molteplici campi di apostolato nei quali il Padre ha speso le sue energie migliori. Primario è sempre stato il ministero parrocchiale, con particolare dedizione alla catechesi e alla diffusione della devozione al S. Cuore. Per una decina d’anni è stato il Parroco, ma per la gente ha lungamente rappresentato il principale punto di riferimento.

Negli anni giovanili si è dedicato all’insegnamento della religione nelle scuole statali (Magistrali Gaetani e Liceo Mamiani).

Un capitolo a parte sarebbe quello della sua passione per la musica (si ricordano alcuni concerti dati alla RAI e il bellissimo organo che ha voluto per la Basilica).

Il card. Micara, Vicario di Sua Santità per la diocesi di Roma, lo volle delegato vescovile dell’ACI e poi Assistente ecclesiastico del Comitato civico di Roma: cariche, queste, assai importanti che gli davano facile accesso anche in Vaticano.

Tra le sue carte vi è un Attestato di “UN ENCOMIO SOLENNE”, rilasciato dal Comando civile e militare del Fronte della resistenza di Roma, per gli anni 1943 e 1944, con la seguente motivazione: “Si prodigava coraggiosamente per la ‘causa della resistenza’, aiutando validamente le organizzazioni clandestine”, durante l’occupazione tedesca in Roma.

Per i suoi alti incarichi, ha collaborato con numerose personalità politiche e civili del suo tempo. Egli ama ricordare, in modo particolare: A. De Gasperi, G. La Pira, I. Giordani, V. Bachelet. Ancora oggi ha il coraggio di prendere in mano il telefono per contattare antichi e superstiti onorevoli e senatori.

Ogni giorno legge il giornale, ma la sua più grande occupazione è la preghiera e l’offerta dei malanni quotidiani per la riparazione e per invocare la benedizione di Dio sulla Parrocchia e sul lavoro apostolico dei Padri. Così si è espresso in una recente intervista,raccolta dal parroco di Cristo Re:”Fino a 93 anni guidavo la macchina e andavo a far conferenze in Roma e nel Lazio. Purtroppo ho dovuto fermarmi dopo un incidente che mi è capitato mentre portavo la comunione a una famiglia a Via Faiti; presso un palazzo in costruzione, correvo, non ho visto un ferro, vi ho sbattuto la caviglia e questo ha riaperto le ferite di guerra, con tutte le conseguenzeÖ Ho conosciuto diversi Papi e ho scritto molti libri Ö A dire la verità oggi non me la sentirei più di scrivere un nuovo libro. Ora vorrei solo chiedere a Dio la pazienza di sopportare i vari dolori che mi tormentano fisicamente e credo che questo sia il libro migliore e anche più difficile da aprire quando il Signore mi chiamerà”.

(estratto da un articolo di P. Mario Panciera)

 

“La mia vita è stata tutta evangelizzazione e preghiera”

P. Beniamino Zambetti: centouno anni dei quali settantasei spesi come sacerdote al servizio della Chiesa, del papa e della parrocchia romana di Cristo Re

Dall’Osservatore Romano, 13 maggio 2001 
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“Santità, quando io avrò cento anni lei ne avrà ottanta!”. Quell’augurio, formulato con la vitalità e l’ottimismo di un indomito “combattente”, risuona oggi con accenti di gioiosa riconoscenza. Già, perché Padre Beniamino Zambetti, bergamasco di San Felice al Lago, classe 1900, di anni ne ha appena compiuti addirittura centouno. Ed il prossimo 18 maggio Giovanni Paolo Il ne compirà ottantuno. Era proprio il 18 maggio del 1980 quando, durante la visita pastorale alla parrocchia romana del Sacro Cuore di Cristo Re, il religioso dehoniano – allora parroco – accoglieva il Papa con questo auspicio carico di fiduciosa speranza. La stessa che ancora oggi, dopo ventun anni, scandisce i battiti del suo instancabile cuore di presbitero. “Con la grazia di Dio – dice sorridendo – io sono arrivato a questa età. Ed il Santo Padre, che ha superato gli ottant’anni, continua a spendersi generosamente per la pace nel mondo. Per questo lo ringrazio e lo ricordo tutti i giorni con la preghiera ‘Dominus conservet eum et vivificet eum…'”.

Incontriamo Padre Zambetti nella sua stanza al secondo piano del complesso parrocchiale di Cristo Re, suo “quartier generale” romano per oltre75 anni. Ci . Ci accoglie con delicata affabilità. I convenevoli lasciano subito il posto ad una cordialità serena, familiare, appena attenuata da un pizzico di naturale riservatezza. In ogni sua parola, in ogni suo ricordo c’è l’eco della storia. La sua vicenda umana e sacerdotale ha attraversato un intero secolo, affacciandosi sul nuovo millennio con la straordinaria vitalità di un’esperienza unica, esemplare. Centouno anni di età, ottantuno di professione religiosa, settantasei di ordinazione sacerdotale. Al di là delle cifre, pur eloquenti, resta la traccia profonda che quest’uomo ha lasciato nella sua terra bergamasca, a Roma, nella sua parrocchia, tra i laici di Azione Cattolica, nella scuola, tra i militari, tra la gente del quartiere: dovunque, insomma, egli ha svolto il suo generoso servizio pastorale ed ecclesiale.

Una vita racchiusa tra due date giubilari

La sua vita è racchiusa significativamente tra due date giubilari. La prima è il 1900, anno della sua nascita, avvenuta a San Felice al Lago l’11 aprile. La seconda è il 2000, Anno Santo dell’Incarnazione, che egli ha vissuto con lucida consapevolezza e con fervida interiorità. Ed ancora oggi ne custodisce nell’animo i copiosi frutti spirituali.

“Vedo ancora nei miei ricordi – racconta sfogliando le pagine della memoria – la figura di Leone XIII. Quel Papa alto, magro, ieratico, era raffigurato in un’immagine collocata su una parete della mia stanza. Erano stati i miei nonni a portarla da Roma, dove si erano recati proprio m occasione dell’Anno Santo del 1900”.

Primo di tredici fratelli, a sei anni il piccolo Beniamino sente i primi echi dalla chiamata alla vita sacerdotale. La sua vocazione deve molto a Padre Leone Giovanni Dehon, il grande apostolo della devozione al Sacro Cuore. “Un giorno – ricorda – un religioso dehoniano venne a celebrare l’Eucaristia nel mio paese. Io ero chierichetto e gli servii la Messa. Al termine lui disse al mio papà: Mi piacerebbe avere questo ragazzo nella nostra scuola apostolica di Albino. E così ho accettato e, grazie a Padre Dehon, ho scoperto quale era la volontà di Dio sulla mia vita”.

Il fondatore dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (Dehoniani) è stato presente anche fisicamente nell’esistenza di Padre Zambetti. “Per un mese sono stato la sua guardia del corpo” dice con un pizzico di orgoglio, ricordando il periodo trascorso da Padre Dehon nel santuario della Madonna della Pace ad Albisola Superiore (Savona), dove egli svolgeva il noviziato. “Mi ha sempre avuto presente nella sua mente e nelle sue preghiere – confida – Ancora un mese prima di morire mi ha scritto da Bruxelles un augurio”.

Amore verso il Sacro Cuore e spirito di riparazione dei peccati. del mondo: sono i due tratti caratteristici della spiritualità dehoniana che hanno modellato la vicenda sacerdotale di Padre Zambetti. Quell’incontro con il Fondatore imprime una svolta alla sua vita. Il 19 luglio 1925 riceve l’ordinazione sacerdotale ad Albino. Subito dopo inizia la sua “avventura” romana. Nel quartiere Delle Vittorie – dove Padre Dehon e Padre Ottavio Gasparri stavano edificando la chiesa di Cristo Re il giovane presbitero diviene ben presto un punto di riferimento insostituibile. La giovanile militanza nei bersaglieri – di, cui successivamente sarebbe stato, cappellano – ne forgia il carattere intrepido e battagliero. La fede semplice e salda ne orienta costantemente i passi sacerdoti tra le vicende storiche del suo tempo.

Grazie a lui viene realizzata e completata la grande chiesa dedicata a Cristo Re, di cui è parroco per lunghi anni. E a lui si deve, in particolare, un’opera missionaria svolta nel quartiere con passione, con entusiasmo. “Innamorato” del Delle Vittorie – al quale dedica ricerche e studi memorabili – si spende per la sua gente con delicata sensibilità umana e con acuta lungimiranza pastorale.

Riesce – tra i primi sacerdoti in quegli anni – ad entrare nelle scuole pubbliche della zona per l’insegnamento religioso. Come Delegato Vescovile dell’Azione Cattolica romana si fa instancabile

promotore di iniziative spirituali, catechetiche e culturale che vanno oltre i confini della città. Da assistente ecclesiastico del Comitato Civico romano non si risparmia in “battaglie” per riaffermare la sacralità di valori come la vita, la famiglia, la libertà, solidarietà. “Se oggi – dice – dovessi dare un consiglio ad un giovane sacerdote, gli raccomanderei di dedicarsi soprattutto alla difesa della vita e della famiglia fondata sul sacramento del matrimonio. Ogni altra forma di convivenza è estranea a quel progetto di pace che Dio ha pensato per l’uomo”.

Su questi temi decisivi chiama a tenere conferenze personaggi del calibro di Giorgio La Pira, Alcide De Gasperi, Luigi Gedda, Igino Giordani, Vittorio Bachelet. Lui stesso è oratore apprezzato, spirito colto, pastore senza riserve. Il quartiere e la parrocchia crescono e si sviluppano insieme. Grazie al suo slancio pionieristico, nasce un vero e proprio “laboratorio” di apostolato e di cultura che ha pochi eguali in città. In lui continuano a convivere in felice sintesi l’ardita fierezza del militare e l’umiltà operosa del ministro di Dio.

Un ministero presbiterale al servizio di sei Papi

Ai Papi, soprattutto, sono legati i ricordi più vivi e indelebili di Padre Zambetti. Da sacerdote ne ha serviti ben sei. Di ognuno custodisce nel cuore una parola, un gesto, un episodio, un frammento di storia e di vita. Di Pio XI, per esempio, racconta le focose reazioni alle informazioni che gli arrivavano durante gli anni dei fascismo. “A certe notizie che gli davo – dice -, batteva il pugno sul tavolo ed esclamava: ‘Abbiamo fatto il Concordato per salvare la gioventù e la famiglia, e non per altri scopi!'”. Di Giovanni XXIII – bergamasco come lui e amico personale della sua famiglia rammenta soprattutto gli appassionati discorsi rivolti ai membri dell’Azione Cattolica, che Padre Zambetti guidava numerosi alle udienze. Tra queste, un’indimeticabile fiaccolata con centomila persone in Piazza San Pietro: uno spettacolo commovente, che resta scolpito per sempre nella memoria del suo cuore. E a Paolo VI deve uno dei suoi ricordi più belli. “Era il 1970, primo centenario di Roma capitale – racconta -. Al Papa presentai il corpo del Comando superiore dei Bersaglieri, dopo la Santa Messa celebrata proprio a Porta Pia. Destava una certa impressione vedere questi generali piumati entrare al passo di corsa nelle sale dei Palazzi Vaticani.’ E lo stesso Paolo VI sembrava un po’ sorpreso. Cominciò a parlare dicendo: ‘Conosco Padre Zambetti da tanti anni, ma non sapevo che fosse bersagliere…'”. “Il suo storico discorso sulla romanità della Chiesa – aggiunge – fece scalpore. Un anno dopo raccogliemmo in un volume tutti i testi e la cronaca di quel memorabile evento. Pensi che persino da Mosca ce ne chiesero quindici copie”.

Nella quotidianità del quartiere Delle Vittorie

Zambetti resta ancora oggi un nome che appartiene al “vocabolario” della quotidianità del quartiere Delle Vittorie. Dai più giovani ai più anziani, dai sacerdoti alle religiose, tutti lo conoscono. E si può dire che ciascuno – in piccola o in grande parte – ha ricevuto qualcosa da lui. “La mia vita – dice – è stata tutta qui. Tutta evangelizzazione e preghiera”.

Il nostro incontro con questo eccezionale testimone di un secolo volge al termine. Prima di congedarci, Padre Zambetti ci tiene a sottolineare una cosa. “Voglio ringraziarla per questa intervista – dice con voce commossa -. La ringrazio anzitutto perché immagino che la mia ‘voce’ e i miei ricordi saranno graditi a quei pochi che ancora sono in vita e che hanno condiviso con me impegni pastorali e sociali. Ma la ringrazio anche perché spero che le mie parole possano fare del bene e giovare a coloro che sono venuti dopo di noi e che oggi’ hanno importanti responsabilità ecclesiali e civili”.

“…E allora ci rivedremo per il suo centoduesimo compleanno!”. Al nostro saluto Padre Zambetti accenna un sorriso e leva lo sguardo verso l’alto. Fissa un punto sulla parete accanto al suo letto. C’è appeso un semplice Crocifisso di legno. L’anziano sacerdote alza lentamente la mano e indica quella Croce. Resta in silenzio per qualche istante. Poi si volge verso di noi e con voce serena risponde al saluto: “Sono nelle mani di Dio!…”.

Francesco M. Valiante