BOLLETTINO DELLA SANTA SEDE

Cari Amici, vogliamo portare alla vostra conoscenza alcune Norme a riguardo dei Sacramenti e per il Triduo Pasquale i quali, a causa della pandemia del Coronavirus Covid-19, hanno costretto la Chiesa Cattolica a prendere drastiche decisioni. Queste decisioni non ci sono mai piaciute! A cominciare da una prima drammatica decisione di imporre la Comunione alla mano…. Confidiamo a voi che abbiamo sperato e pregato affinché il Signore Gesù interrompesse in qualche modo quella imposizione… e ci sono state tolte le Messe. Ma qui è importante fare una distinzione.

Le Messe “non ci sono state tolte”, il Ministero degli Interni dello Stato Italiano, pur assicurando la libertà nel lasciare i luoghi di culto aperti (specificando però il divieto assoluto degli assembramenti) non ha però inserito nel foglio, dell’autocertificazione che ogni persona deve portare con sé, la voce che giustifichi l’uscita di un fedele da casa… Dunque, non ci sono state tolte le Messe (la stessa Nota della CEI lo ha specificato) , tutti i Sacerdoti le possono celebrare, ed essi la celebrano ma senza il popolo presente.

Le Messe ci sono, ma noi fedeli possiamo unirci solo spiritualmente, magari unendoci con quanti – e ce ne sono – riescono ad avere ancora questa grazia. L’attuale problema che si sta venendo a creare ora, oltre al non poter ricevere l’Eucaristia, è l’assenza del SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE … questo sì, un vero problema a fronte anche del Triduo Pasquale che si sta avvicinando. Nel sollecitare i nostri Lettori ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni seppur restrittive del Ministero, giacché stiamo parlando di una pandemia e non di un semplice raffreddore, cerchiamo di vivere con profitto questo tempo che, nonostante tutto e la gravità della situazione, è per noi TEMPO DI GRAZIA…

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Consigliamo a leggere ora le due Note emanate dalla Penitenzieria Apostolica per l’indulgenza e dal Culto Divino per il Triduo Pasquale, avendo bene a mente il quadro del Vangelo durante la Crocifissione di Nostro Signore Gesù Cristo: quella dei due Ladroni accanto a Gesù, uno alla sua destra, l’altro alla sua sinistra… Chi vogliamo essere dei due? Del famoso “Buon Ladrone” non conosciamo neanche il nome, giacché il nome Disma è conosciuto dagli Atti di Pilato, un testo però non canonico… ed è l’unico nella storia bimillenaria della Chiesa a potersi “vantare” di essere stato canonizzato da Cristo stesso prima di morire sulla Croce, grazie alla sua sorprendente professione di fede. E nulla di certo sappiamo della sua vita, se non che per i suoi delitti è stato condannato a morte insieme a un altro. Entrambi, apprendiamo dai Vangeli, vengono messi in croce sul Calvario insieme con Gesù: uno alla sua destra, l’ altro alla sua sinistra, come precisano Matteo, Marco e Luca. Quest’ultimo ci dà poi la narrazione più diffusa di quei momenti.

Il Buon ladrone fa un atto di fede di fronte a Gesù morente…
Uno dei due condannati, dalla sua croce, si mette a gridare insulti contro Gesù, deridendolo come fanno anche i soldati carnefici: “Non sei il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ed ecco il rimprovero dell’ altro condannato per quelle ingiurie: “Neanche tu hai timor di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, poiché riceviamo il giusto per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. A questo punto l’ uomo ha già meritato la qualifica di “Buon ladrone” o, come insegna santa Teresina del Bambin Gesù: “ha scippato la salvezza, l’indulgenza totale“…..

Egli è uno, infatti, che sa riconoscere di meritare per i suoi delitti la pena massima e infamante. Un pentito, insomma, ma che si pente espiando; non per scansare l’espiazione che pagherà infatti con la propria morte. Infine, un uomo che nel suo soffrire è anche capace di compassione per i dolori di Gesù, che è stato condannato pur essendo innocente. In genere l’ attenzione per l’ uomo si ferma qui. Ma lui parla ancora, rivolgendosi direttamente a Gesù: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. E questo è il suo tranquillo e totale “atto di fede” in Gesù, che in questo momento non sta compiendo miracoli come quelli che meravigliavano le folle e incoraggiavano i discepoli: ora Gesù pende agonizzante dalla croce, tra ingiurie e disprezzo. Ma lui gli parla come a un sovrano in trono. Lo riconosce Signore di un regno nel quale supplica di essere accolto, senza una parola di rimpianto per la sua vita terrena che sta finendo. Ha quella fede che Gesù si sforzava di instillare nei suoi discepoli, e che ora egli premia nel ladrone con la breve risposta: “Oggi sarai con me nel paradiso”….

E’ sotto questa luce del Vangelo che dobbiamo e possiamo leggere ora i due Documenti ufficiali che la Chiesa ci ha offerto, specialmente il primo sulle indulgenze e per la Confessione, e che potrete scaricare in formato pdf qui: PENITENZIERIA 1 e PENITENZIERIA 2  NON SONO UN COLPO DI SPUGNA AI PECCATI VENIALI E MORTALI, STATE ATTENTI…. per acquistare le indulgenze ci sono delle chiarissime condizioni…

PENITENZIERIA APOSTOLICA

DECRETO [B0170]

Si concede il dono di speciali Indulgenze ai fedeli affetti dal morbo Covid-19, comunemente detto Coronavirus, nonché agli operatori sanitari, ai familiari e a tutti coloro che a qualsivoglia titolo, anche con la preghiera, si prendono cura di essi.

«Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera» (Rm 12,12). Le parole scritte da San Paolo alla Chiesa di Roma risuonano lungo l’intera storia della Chiesa e orientano il giudizio dei fedeli di fronte ad ogni sofferenza, malattia e calamità.

Il momento presente in cui versa l’intera umanità, minacciata da un morbo invisibile e insidioso, che ormai da tempo è entrato prepotentemente a far parte della vita di tutti, è scandito giorno dopo giorno da angosciose paure, nuove incertezze e soprattutto diffusa sofferenza fisica e morale.

La Chiesa, sull’esempio del suo Divino Maestro, ha avuto da sempre a cuore l’assistenza agli infermi. Come indicato da San Giovanni Paolo II, il valore della sofferenza umana è duplice: «È soprannaturale, perché si radica nel mistero divino della redenzione del mondo, ed è, altresì, profondamente umano, perché in esso l’uomo ritrova se stesso, la propria umanità, la propria dignità, la propria missione» (Lett. Ap. Salvifici doloris, 31).

Anche Papa Francesco, in questi ultimi giorni, ha manifestato la sua paterna vicinanza e ha rinnovato l’invito a pregare incessantemente per gli ammalati di Coronavirus.

Affinché tutti coloro che soffrono a causa del Covid-19, proprio nel mistero di questo patire possano riscoprire «la stessa sofferenza redentrice di Cristo» (ibid., 30), questa Penitenzieria Apostolica, ex auctoritate Summi Pontificis, confidando nella parola di Cristo Signore e considerando con spirito di fede l’epidemia attualmente in corso, da vivere in chiave di conversione personale, concede il dono delle Indulgenze a tenore del seguente dispositivo.

Si concede l’Indulgenza plenaria ai fedeli affetti da Coronavirus, sottoposti a regime di quarantena per disposizione dell’autorità sanitaria negli ospedali o nelle proprie abitazioni se, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, si uniranno spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla celebrazione della Santa Messa, alla recita del Santo Rosario, alla pia pratica della Via Crucis o ad altre forme di devozione, o se almeno reciteranno il Credo, il Padre Nostro e una pia invocazione alla Beata Vergine Maria, offrendo questa prova in spirito di fede in Dio e di carità verso i fratelli, con la volontà di adempiere le solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), non appena sarà loro possibile.

Gli operatori sanitari, i familiari e quanti, sull’esempio del Buon Samaritano, esponendosi al rischio di contagio, assistono i malati di Coronavirus secondo le parole del divino Redentore: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13), otterranno il medesimo dono dell’Indulgenza plenaria alle stesse condizioni.

Questa Penitenzieria Apostolica, inoltre, concede volentieri alle medesime condizioni l’Indulgenza plenaria in occasione dell’attuale epidemia mondiale, anche a quei fedeli che offrano la visita al Santissimo Sacramento, o l’adorazione eucaristica, o la lettura delle Sacre Scritture per almeno mezz’ora, o la recita del Santo Rosario, o il pio esercizio della Via Crucis, o la recita della Coroncina della Divina Misericordia, per implorare da Dio Onnipotente la cessazione dell’epidemia, il sollievo per coloro che ne sono afflitti e la salvezza eterna di quanti il Signore ha chiamato a sé.

La Chiesa prega per chi si trovasse nell’impossibilità di ricevere il sacramento dell’Unzione degli infermi e del Viatico, affidando alla Misericordia divina tutti e ciascuno in forza della comunione dei santi e concede al fedele l’Indulgenza plenaria in punto di morte, purché sia debitamente disposto e abbia recitato abitualmente durante la vita qualche preghiera (in questo caso la Chiesa supplisce alle tre solite condizioni richieste). Per il conseguimento di tale indulgenza è raccomandabile l’uso del crocifisso o della croce (cf. Enchiridion indulgentiarum, n.12).

La Beata sempre Vergine Maria, Madre di Dio e della Chiesa, Salute degli infermi e Aiuto dei cristiani, Avvocata nostra, voglia soccorrere l’umanità sofferente, respingendo da noi il male di questa pandemia e ottenendoci ogni bene necessario alla nostra salvezza e santificazione.

Il presente Decreto è valido nonostante qualunque disposizione contraria.

Dato in Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 19 marzo 2020.
Mauro Card. Piacenza
Penitenziere Maggiore
Krzysztof Nykiel
Reggente

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