Scuola elementare di contemplazione

1 – Imparare la consapevolezza del proprio corpo

Imparare ad uscire dall’area dei pensieri per entrare nel mondo della percezione e dell’emozione. È qui che nasce la contemplazione, ed il pregare diventa sorgente di pace e gioia interiore. Chiudere gli occhi e diventare consapevoli delle sensazioni del nostro corpo.  N.B. È una cosa differente dal produrre immagini mentali del proprio corpo. Sentire la testa, la fronte, la faccia, il tronco, le braccia, il sedere sopra la sedia, le cosce, i ginocchi, le gambe, le caviglie, i piedi.  Distinguere le sensazioni di freddo, caldo, del tatto, del liscio, del ruvido, del soffice, del duro, la posizione degli arti, il  loro contatto con l’ambiente. Sentire… sostare… gustare… rilasciarsi…

La consapevolezza del proprio corpo ferma l’attenzione sul presente, blocca le divagazioni della mente, produce pace e serenità interiore.

 

          2-     Ascoltare i suoni
Concentrarsi nelle sensazioni acustiche che ci circondano.
 Identificarle, separarle, catturarle, perfino le più esili.
Assaporarle, amarle, sentirsi parte del tutto e dello spazio che ci circonda ed al quale i suoni danno un’estensione.
Ascoltare!..
 Rumori della natura, vento, stormire di fronde, canti d’uccelli, grilli, cicale, automobili, voci umane, risa, pianti, rumore dei nostri passi sul terreno, dei nostri vestiti, dell’aria che entra ed esce attraverso le narici, di radio accese, di danze, di canti..

 

           3- Prender coscienza  del resto della creazione
 papa_giovanni_paolo_II 2Questa forma di contemplazione è uno sviluppo ed un ampliamento  dell’ascolto dei suoni che ci circondano. Consiste nel dilatare la coscienza per abbracciare e amare il resto della creazione, a cominciare dalle creature inanimate. Può esserci maestro in questo S.Francesco d’Assisi, quando nel suo Cantico delle creature loda Dio per frate sole, per le sorelle stelle, per frate fuoco, per sorella acqua, non dimenticando neppure sorella morte. Ricordiamoci di quando predicò agli uccelli. Sant’Antonio, a sua volta, predicò ai pesci, nel porto di Rimini. Molto utile e indicata quando ci troviamo in un ambiente aperto, come pure quando si lavora, si cammina o si viaggia. Tutte le creature sono occasione di ringraziamento e di lode.

 

          4-     Una parola sull’orazione  e contemplazione
 Orazione: comunicazione con Dio portata avanti principalmente usando parole, immagini e pensieri.
ContemplazioneComunicazione con Dio, che fa il minimo uso di parole, immagini, concetti, o addirittura li elimina totalmente.
Ridurre al silenzio la propria mente discorsiva …
La concentrazione fatta in ambiente divino è già contemplazione.
Esporsi al sole divino!
Ciò che importa è il molto amare, e non il molto pensare (Santa Teresa d’Avila)
La consapevolezza del proprio corpo, sentire il respiro, ascoltare i suoni, tutto ciò è già, in qualche modo, contemplazione.
       
  5 –     Nella linea di confine tra contemplazione e orazione                              Ci sono molte occasioni in cui sperimentiamo che la contemplazione e l’orazione si intersecano e si alternano, come, per esempio, nella lectio, meditatio e  oratio  di San Benedetto. Prendiamo in considerazione un po’ più da vicino qualcuna di queste occasioni.

 

5.1-    Ripetizione di un mantra
Il mantra, come sappiamo, è una parola, o un nome, o una breve frase che si ripete con la  frequenza che sentiamo sia necessaria nelle varie situazioni. È come un’ancora che mantiene la nostra barca in quel punto desiderato del mare di Dio.
Qui confluiscono tradizioni che abbracciano millenni di esperienze mistiche di diverse tradizioni religiose, specialmente orientali.
Ricordiamo il più celebre e usato di tutti i mantra: OM. È  usato specialmente nella tradizione indù.
È composto
  • dalla vocale “O” , che riassume tutta la realtà di facile accesso e comprensione,
  • da una consonante nasalizzata, la “M”, che riassume tutte le realtà impalpabili che si possono intuire, ma non descrivere.
  • Termina con una terza parte, ugualmente importante, che è il silenzio, immagine del vuoto e del trascendente.
5.2-  L’orazione del Nome
Nella nostra tradizione cristiana  il mantra è, più comunemente, il Nome Santo.
Può essere il nome di Gesù, o Abbà,  oppure Padre. Può essere accompagnato dall’invocazione  “Gesù, abbi pietà di me!”
Il mantra preferito dallo Spirito Santo è Abbà.  “Abbiamo ricevuto lo Spirito del Figlio, che, in noi grida: Abbà, Padre!“ (Rom. 8,31)
Col ripetere il Nome di Gesù o del Padre, vogliamo mantenerci alla loro presenza. Il Nome può essere ripetuto con una aspirazione di desiderio, o di lode, o di gratitudine, o di supplica, o di lamentazione, come un gemito, o di fiducia, può essere versato sopra la persona o la realtà per la quale intercediamo, come si versava l’olio della consacrazione sopra re e sacerdoti.

 

 5.3- I mille Nomi di Dio
È una contemplazione descrittiva, di lode, che desidera specificar la pienezza d’amore che sentiamo verso Dio.
È un’orazione molto praticata nell’Islam  e può essere un’occasione per crescere nella comunione e nell’amicizia con questi nostri fratelli.
Possiamo dirigerci direttamente al Padre, o a Gesù, od allo Spirito Santo, usando la massima libertà e creatività. Quanti nomi e titoli sono stati usati nella Scrittura!
Signore (Kyrios),  Abbà, Iahvè,  Adonai, De del Cielo, Altissimo, Onnipotente, Clemente, Misericordioso,
mia Forza, mia Roccia, mio Scudo, mia Delizia, mia Pace, mio Liberatore, mio Amato…
E in relazione a Gesù, la stessa cosa! Figlio di Davide, Figlio dell’Uomo, Salvatore, Agnello di Dio, Figlio di Dio,, Maestro, Buon Pastore, ed altri, senza fine, inventati da noi.
 
Riguardo alla Spirito Santo: Paraclito,  Consolatore, Avvocato, Spirito di Sapienza, di Intelletto, di Consiglio, di Fortezza, di Scienza, di Pietà, di Timore di Dio, Conforto, Dolcezza …
 
Un corollario di questa contemplazione adorante può essere quella di  restare in ascolto della risposta di Dio, di Gesù, dello Spirito Santo: udire il nome con cui essi mi chiamano …
5.4 Brevi stralci di preghiere celebri, imparate a memoria, come frammenti o giaculatorie.
Noi tutti sappiamo a memoria molte preghiere celebri, che spesso recitiamo distrattamente. Può darsi che  la distrazione sia causata dal fatto che fanno parte di testi lunghi, che la maggior parte delle volte vengono recitate in comune, in coro.
Basta cominciare dal Padre Nostro e dall’Ave  Maria.
Il segreto sta nel fermarci e ripetere, assaporando espressioni isolate: « Sia santificato il tuo nome!»,
«Venga il tuo Regno!», oppure «Ave Maria, piena di grazia», «Santa Maria, Madre di Dio», e così via.
Dal  Sanctus: «Il cielo e la terra proclamano la tua gloria!» oppure «Santo, Santo, Santo, Signore Dio dell’Universo».
Dal “Gloria in Excelsis”: «Noi ti lodiamo, noi ti benediciamo, noi ti adoriamo, noi ti glorifichiamo, noi ti rendiamo grazie per la tua immensa gloria!»
«Signore Dio, Re del Cielo, Dio Padre Onnipotente!». «Signore Dio, Agnello di  Dio, Figlio del Padre, Tu che togli i peccati del mondo!»
Potremmo continuare prolungatamente.
È questa una grande forma di preghiera, a metà tra la meditazione di San Benedetto, la ripetizione del Nome Santo e la contemplazione di lode.

 

5.5- Frasi della Scrittura , imparate a memoria e pronte per essere pregate.
Chi di noi non ha una serie di frasi della Scrittura che gli toccano particolarmente il cuore e che con gusto evoca ed assapora?
È una forma di contemplazione semplice e di grande consolazione.
È cosa buona tenerne sottomano , conservate nel breviario o sul comodino, una piccola collezione, per poterle pregare senza sforzi di memoria.
Ne cito appena qualcuna tra le più amate in generale.
 “Ecco, sto alla porta e chiamo. Se qualcuno udrà la mia voce e mi aprirà la porta, io entrerò in casa sua e cenerò con lui e lui con me.” (Ap. 3, 20)
“In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Act. 17,28)
“Se qualcuno ha sete, venga a me e beva!” (Gio. 7, 37)
 “Perché tutti siano una cosa sola, come tu, o Padre sei in me ed io in te, perché così anch’essi siano in noi ed il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gio. 17,21)
 “Se qualcuno mangerà di questo pane, vivrà in eterno; ed il pane che io gli darò è la mia carne per la vita del mondo.” (Gio. 6, 51)
“Sappiamo che tutto contribuisce per il bene di coloro che amano Dio.” (Rom. 8, 28)
“ Maria disse allora: « Ecco la serva del Signore, si compia in me la tua parola»” (Lc. 1, 38)

 

In appendice

Lectio, Meditatio, Oratio (metodo de San Benedetto, che lo rese popolare)
Lectio
Leggere (scrittura, vangelo, salmi, altri testi) fino a trovare una frase che attrae il cuore.
A questo punto, sospendere la lettura ed iniziare la
Meditatio
Ripetere mentalmente, o pronunciandola, la frase che ci ha colpito
Per esempio (Gio. 14, 22-23):
Gli chiese Giuda, non l’Iscariota:”Perché ti manifesterai a noi e non ti manifesterai al mondo?” Rispose Gesù. Se qualcuno mi ama,osserverà la mia parola; mio Padre lo amerà e noi andremo a lui e porremo in lui la nostra dimora.”
Le parole che mi hanno toccato sono: “Mio Padre lo amerà e noi andremo a lui e porremo in lui la nostra dimora.”
Ripetere questa frase più volte, assaporarla, gustarla, masticarla, riposando in lei fino a saziarsi.
A questo punto passare alla
Oratio
Elaborare una preghiera parlando spontaneamente col Signore, oppure osservando  un silenzio amoroso di fronte a lui, ripieni della sua grazia.
Dopo di che, continuare la lettura.

 

Esame di coscienza di gradevole odore
Rivivere, attraverso la memoria, le nostre azioni del giorno, cominciando dalle ultime e ritornando indietro.
– Ricolmare le azioni di gratitudine, quando siano state secondo il cuore di Dio..
– Se notiamo qualche errore, lo correggiamo, chiedendo perdono, pregando e intercedendo per la persona verso la quale non abbiamo avuto amore sufficiente.
– se scopriamo azioni che non siano state offerte  con una previa intenzione d’amore, le fermiamo nella memoria, per poterle riempire con un’offerta di oblazione d’amore al Padre.
In questo modo il giorno risulta corretto e completato, come quando rileggiamo una lettera e facciamo le correzioni e poi aggiungiamo un “post-scriptum”.
Il nostro giorno è così pronto e possiamo offrirlo alla Santissima Trinità, come umile “offerta di gradevole odore”.

 

 Quelimane, Mozambico,   p. Aldo Marchesini  22/04/08  Missionario SCJ

UN UOMO DI VITA ATTIVA E CONTEMPLATIVA

 

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